I segnali di allarme in una relazione di coppia compaiono solitamente mesi prima di una rottura definitiva. Secondo uno studio dell’Università Johannes Gutenberg di Magonza, citato da Deutsche Welle, molte coppie attraversano una fase preterminale in cui la soddisfazione diminuisce gradualmente. In questo contesto, ricorrere all’aiuto di un professionista è fondamentale per evitare che la crisi si aggravi, soprattutto quando solo uno dei membri desidera continuare la relazione.
Perché Chi Decide la Rottura è già in Lutto da Tempo e Chi Subisce è ancora all’Inizio

La ricerca tedesca mostra che, nelle relazioni di lunga durata, il membro che prende la decisione di separarsi di solito prova insoddisfazione per un periodo più lungo, mentre l’altra persona riceve la notizia con un maggiore impatto emotivo.
Questo divario nella percezione del conflitto rende l’intervento di un terapeuta uno strumento fondamentale per facilitare il dialogo e la gestione delle aspettative.
Lo psichiatra Enrique Rojas identifica quattro fattori principali che possono portare una coppia a crisi profonde: logorio della convivenza, infedeltà, eccessiva dedizione al lavoro e crisi di identità personale. Egli sostiene che questi fattori possono innescare allontanamento e incomprensioni anche se una delle parti insiste nel mantenere la relazione.
La teoria di Caryl Rusbult, professoressa dell’Università della Carolina del Nord, indica tre risposte comuni al deterioramento: lealtà (aspettare un miglioramento), negligenza (ritiro) e voce (cercare soluzioni attive). Questa divergenza nelle strategie di coping è particolarmente evidente quando uno dei membri non desidera rompere il legame, secondo quanto riportato dal Journal of Visualized Experiments.
Diversi specialisti europei avvertono che la maggior parte delle coppie ricorre alla terapia quando il conflitto ha già raggiunto il cosiddetto “punto di non ritorno”, il che complica la possibilità di riconciliazione. Per questo motivo, istituzioni come la British Association for Counselling and Psychotherapy (BACP) raccomandano di richiedere un aiuto professionale ai primi segni di insoddisfazione, mancanza di comunicazione o accumulo di risentimenti.
Un rapporto pubblicato dalla Società di medicina di famiglia e comunitaria avverte che il 40% delle coppie che consultano per crisi hanno sperimentato sintomi di ansia o depressione associati al conflitto coniugale. I dati raccolti dall’Associazione norvegese di psicologia mostrano che un intervento precoce aumenta del 60% la probabilità di superare la crisi e preservare il legame.
Tra i principali segnali che suggeriscono l’opportunità di ricorrere alla terapia vi sono i seguenti:
- Difficoltà persistente a comunicare senza discussioni o malintesi
- Sensazione di vivere in un clima di tensione o insoddisfazione costante
- Disaccordi su questioni essenziali come i figli, l’economia o i progetti di vita
- Presenza di gelosia, sfiducia o comportamenti di controllo
- Differenze nel desiderio di continuare o terminare la relazione
Che tipo di terapia è consigliata per affrontare una crisi di coppia

L’aumento delle richieste di consulenza per crisi di coppia ha stimolato lo sviluppo di approcci terapeutici specifici. La terapia cognitivo-comportamentale, la terapia sistemica, la terapia focalizzata sulle emozioni e la terapia integrativa si profilano come le principali alternative raccomandate dalle istituzioni accademiche e dalle organizzazioni professionali.
- La terapia cognitivo-comportamentale: secondo il National Institute for Health and Care Excellence(NICE) è tra gli interventi suggeriti per le coppie che attraversano conflitti persistenti.
Questo approccio si concentra sull’identificazione e la modifica dei modelli di pensiero e comportamento che perpetuano il malessere nella relazione. È empiricamente supportato dalla riduzione dei sintomi di insoddisfazione e dal miglioramento della comunicazione.La terapia sistemica: i ricercatori dell’Università di Navarra hanno presentato in un congresso internazionale le prove dell’efficacia di questo approccio nell’affrontare dinamiche relazionali complesse. La terapia sistemica parte dal presupposto che la coppia funzioni come un sistema interdipendente, in cui i problemi sorgono e si mantengono a causa di modelli di interazione ripetitivi.La terapia focalizzata sulle emozioni: secondo la British Association for Counselling and Psychotherapy, questo approccio ha acquisito rilevanza nell’ultimo decennio. Questo metodo è orientato all’identificazione e alla trasformazione dei cicli emotivi negativi, promuovendo una connessione affettiva più solida. Il lavoro sulle emozioni sottostanti permette alle coppie di affrontare i conflitti da una posizione di maggiore sicurezza e apertura.La terapia integrativa: propone una combinazione flessibile di metodi e tecniche di diversi approcci, adattandosi alle esigenze particolari di ogni coppia. L’Ordine Ufficiale degli Psicologi di Madrid descrive questo tipo di intervento come utile nei casi in cui esistono problemi multipli o di lunga evoluzione, poiché permette di affrontare contemporaneamente questioni comportamentali, emotive e contestuali.
La scelta del tipo di terapia deve essere effettuata dopo una valutazione iniziale approfondita, tenendo conto della natura del conflitto, della motivazione di entrambi i membri e dell’esperienza del terapeuta.
