“Tutti vogliono ottenere risultati, non importa se sono vincitori o perdenti”. Con questa affermazione inizia una delle riflessioni più commentate di James Clear, uno dei grandi riferimenti attuali dello sviluppo personale e autore del best seller Atomic Habits. Il suo messaggio, condiviso di recente nel podcast The Diary of a CEO, mette in discussione una delle idee più radicate nella cultura del successo: che fissare obiettivi chiari sia la chiave per raggiungere la felicità.
Non Sono gli Obiettivi a Separare chi Vince da chi Perde, ma le Abitudini Invisibili

Per Clear, gli obiettivi da soli non fanno la differenza. “Se hai cento persone che si candidano per un posto di lavoro, tutte hanno lo stesso obiettivo. Una vince e 99 perdono”, spiega. L’obiettivo è identico per tutti, ma il risultato no. Ciò che separa gli uni dagli altri non è l’obiettivo, ma l’insieme delle abitudini quotidiane che si accumulano nel tempo e che finiscono per costruire il risultato finale.
In questo senso, l’autore insiste sul fatto che il vero motore del cambiamento non sono gli obiettivi, ma i sistemi. “Gli obiettivi limitano la tua felicità”, afferma. Secondo Clear, quando concentriamo tutto sul raggiungimento di un traguardo specifico, rimandiamo la soddisfazione personale a un futuro ipotetico. Viviamo aspettando “quando arriverà”, convinti che allora, finalmente, saremo tranquilli e felici.
La sua proposta prevede un cambiamento di approccio: smettere di vivere per il risultato e iniziare a vivere il processo. “Il modo migliore per farlo è innamorarsi dello stile di vita”, sottolinea. Solo quando la vita quotidiana ha un senso di per sé, al di là dell’obiettivo finale, può emergere una felicità più stabile. È qui che entra in gioco un concetto scomodo ma essenziale nel suo pensiero: l’insoddisfazione.
Per Essere Felici, Serve una Dose di Insoddisfazione
Clear propone un’idea apparentemente contraddittoria: per andare avanti ed essere motivati, abbiamo bisogno di un certo grado di insoddisfazione. “Per molto tempo mi sono chiesto: devo essere insoddisfatto per essere felice e motivato? Sì. È lì che voglio essere”, confessa. È proprio quella distanza tra dove siamo e dove vogliamo arrivare che ci spinge a migliorare, imparare e perseverare.
La psicologia sostiene questa intuizione. La teoria della definizione degli obiettivi sottolinea che le sfide più impegnative aumentano lo sforzo e il rendimento proprio perché generano uno squilibrio, una sensazione di mancanza che spinge all’azione. Altre ricerche hanno dimostrato che la paura del fallimento, un’altra forma di insoddisfazione, può aumentare la motivazione intrinseca quando è orientata all’apprendimento e alla padronanza. Per spiegare questa idea, Clear ricorre a una metafora naturale. “Immaginate una ghianda che cade da un albero. Mette radici, diventa una piantina e poi un albero giovane, fino a diventare una quercia matura”, racconta. In nessuna fase del processo la ghianda si rimprovera di non essere ancora una quercia. Ogni fase è necessaria e completa in sé stessa, senza giudizi o confronti.
