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Quando fidarsi diventa un problema: cos’è la pistanthrofobia e come influisce sulle relazioni

Fidarsi degli altri è la base su cui si costruiscono legami sani. Quando questa fiducia viene meno o non si forma mai, le relazioni di coppia, familiari, di amicizia e di lavoro diventano fragili, tese e poco soddisfacenti. Chi vive con una paura persistente di fidarsi tende a provare sospetti costanti, paura di essere ferito e un’estenuante vigilanza emotiva. Questo disturbo, noto come pistanthrofobia, altera la vita quotidiana e può deteriorare in modo significativo la qualità della vita di chi ne soffre. L’incapacità di fidarsi non implica solo cautela nei contesti dubbi, ma si manifesta come una sfiducia costante e generalizzata senza motivi apparenti. Nella maggior parte dei casi, questo modello impedisce la formazione di circoli sociali solidi e distrugge la base emotiva di chi ne soffre. Si perdono opportunità di sostegno, benessere e felicità perché il sospetto si installa come uno scudo permanente. Questo fenomeno riguarda tutti gli ambiti: sorgono frequenti conflitti nelle coppie, nelle amicizie e negli ambienti di lavoro. La comunicazione viene distorta, aumentano i rimproveri e l’ansia e si creano barriere emotive difficili da superare. Le conseguenze si riflettono nella solitudine, nella bassa autostima e nell’impossibilità di godere di relazioni stabili.

Cause profonde e sintomi dell’incapacità di fidarsi

Secondo le ricerche pubblicate su Verywell Mind, la sfiducia spesso ha origine da esperienze di tradimento, abbandono o rifiuto avvenute durante l’infanzia o in relazioni precedenti.

Lo psicologo Erik Erikson ha identificato che imparare o meno a fidarsi nei primi anni di vita condiziona tutte le relazioni future. Se durante l’infanzia o l’adolescenza si è subito inganni, violenza o mancanza di affetto, la persona probabilmente svilupperà difficoltà a credere nelle buone intenzioni degli altri.

Da parte sua, la pistantrofobia, definita come una paura persistente di fidarsi delle altre persone, specialmente in ambito romantico, è considerata una fobia specifica, correlata a episodi traumatici o relazioni passate dolorose.

Dana McNeil, terapeuta familiare citata da Healthline, spiega che le persone pistantrofobiche evitano qualsiasi situazione vulnerabile per non essere nuovamente ferite. Si allontanano dalle nuove relazioni e perdono così la possibilità di crescere emotivamente e superare i traumi precedenti.

Il sintomo centrale dell’incapacità di fidarsi è il continuo sospetto. Secondo le informazioni fornite da Psicólogos en Costa Rica, chi ne soffre interpreta qualsiasi segnale come un potenziale tradimento. Controllano il comportamento degli altri, dubitano dei gesti e delle motivazioni e si rifiutano di aprirsi anche con le persone vicine.

Nei casi più gravi, il problema include ipervigilanza, paura dell’abbandono, difficoltà a rilassarsi e sentimenti cronici di insoddisfazione o tristezza. Sul lavoro, la sfiducia si traduce in difficoltà a delegare o a collaborare in team, generando ambienti poco collaborativi e stressanti.

La psicologa Kendra Cherry, di Verywell Mind, sottolinea che i problemi di fiducia non danneggiano solo le relazioni sentimentali. Influenzano anche le amicizie, i legami familiari e persino il rapporto con le istituzioni o le figure autoritarie. Il risultato abituale è l’isolamento, la difficoltà a ricevere sostegno e una percezione di costante insicurezza.

La pistantrofobia, sebbene non sia inclusa come diagnosi formale nel Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM-5), condivide alcune caratteristiche con altre fobie. Secondo il parere degli specialisti, viene diagnosticata quando persiste per più di sei mesi e influisce su diversi ambiti della vita. La paura eccessiva del rifiuto, la tristezza o la rabbia dopo una relazione fallita tendono a rafforzare questo modello.

Secondo il team di Healthline, l’intervento psicologico varia a seconda dell’intensità del quadro. In molti casi, si raccomanda la terapia cognitivo-comportamentale per modificare le convinzioni irrazionali e ricostruire l’autopercezione.

Le tecniche di esposizione graduale consentono alla persona di riavvicinarsi ai contesti relazionali da una posizione più sicura. I risultati migliorano quando si combinano psicoterapia, esercizi di autostima e, se necessario, farmaci per trattare l’ansia o la depressione associate.

Strategie per ricostruire la fiducia

Superare l’incapacità di fidarsi richiede costanza e un approccio combinato. Secondo gli specialisti di Verywell Mind, il primo passo consiste nell’identificare l’origine del problema e distinguere tra sana cautela e sfiducia dannosa.

In questo senso, lavorare sull’autostima è prioritario, poiché un’immagine positiva di sé riduce la sensazione di minaccia e consente di valutare i fatti con maggiore obiettività.

L’accompagnamento professionale, in particolare attraverso la terapia cognitivo-comportamentale, facilita la sostituzione dei pensieri negativi con interpretazioni alternative più equilibrate. Inoltre, rafforzare la comunicazione diretta e assertiva contribuisce a ridurre i malintesi e, a lungo termine, genera relazioni più autentiche e soddisfacenti.

Incorporare abitudini di cura di sé, praticare la consapevolezza e sviluppare una rete di sostegno sono fondamentali per generare nuove esperienze positive. I piccoli successi nel processo rafforzano l’idea che fidarsi degli altri e di sé stessi è possibile e necessario per il benessere emotivo e sociale.

Identificare le radici del problema, cercare un aiuto professionale e applicare tecniche di ricostruzione della fiducia apre la porta a relazioni più sane, piene e soddisfacenti.

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