Mark Zuckerberg ripete da mesi che l’IA è “la tecnologia più importante della nostra era”. Almeno per lui lo è, senza dubbio: dopo il fallimento del suo progetto sul metaverso, il fondatore di Meta ha deciso di puntare praticamente tutto sull’IA: miliardi in infrastrutture, una caccia al talento senza precedenti e, come fiore all’occhiello di questa offensiva, l’ingaggio stellare di Alexandr Wang, il giovane miliardario fondatore di Scale AI. La mossa è stata tanto spettacolare quanto costosa: Meta ha pagato circa 10 milioni di dollari (tra stipendio, incentivi e compensi associati all’operazione) per attirare Wang e metterlo a capo del suo nuovo Meta Superintelligence Lab, la divisione incaricata di guidare lo sviluppo di modelli di IA “all’avanguardia”. Tuttavia, appena sei mesi dopo, il rapporto tra Zuckerberg e il suo acquisto stellare mostra già preoccupanti crepe: secondo fonti interne, la convivenza è diventata tesa, segnata da accuse di eccessivo “micro-management”, dubbi sulla leadership e una pressione estrema per ottenere risultati immediati.
Un acquisto per cambiare rotta

Il contesto spiega l’urgenza. Dal 2024 e dal 2025, Meta è rimasta piuttosto indietro nel campo dell’IA rispetto a concorrenti come OpenAI e Google. Il lancio dei suoi modelli LLaMa non ha avuto l’impatto previsto e all’interno dell’azienda si è parlato di problemi strutturali: team frammentati, lotte interne tra ricercatori e una chiara mancanza di leadership strategica nell’IA.
Zuckerberg ha reagito concentrando il potere e accelerando le decisioni: l’assunzione di Wang faceva parte di questa strategia. A 28 anni, l’imprenditore rappresentava una nuova generazione di leader tecnologici, con profonde connessioni nella Silicon Valley e una startup (Scale AI) che si stava rivelando fondamentale per l’addestramento di modelli avanzati attraverso l’etichettatura massiva dei dati. Per Zuckerberg, Wang incarnava due virtù: velocità e ambizione.
Microgestione e scontro
Ma l’arrivo di Wang in Meta non è stato facile. Secondo persone vicine al nuovo capo dell’IA, negli ultimi tempi Wang si è lamentato in privato dello stile di gestione asfissiante di Zuckerberg, che supervisiona personalmente le decisioni tecniche, le priorità di prodotto e la struttura dei team.
All’interno di Meta, questa caratteristica ha persino un soprannome: l’“Occhio di Sauron”. Quando Zuckerberg concentra la sua attenzione su un progetto, tutto ruota attorno a lui. Per alcuni veterani, questo approccio ha permesso in passato successi come il passaggio al settore mobile. Ma altri sottolineano che, al giorno d’oggi, questa è una fonte costante di tensioni.
Wang, abituato a guidare una startup con ampi margini di autonomia, si è ritrovato improvvisamente in una megacorporazione dove ogni passo strategico richiede la convalida diretta del CEO. Il risultato è stato uno scontro frontale: da un lato, un fondatore ossessionato dal controllo; dall’altro, un giovane dirigente assunto proprio per apportare una visione nuova.
Il ruolo è troppo grande per Wang?
Le tensioni vanno oltre il semplice stile di leadership: alcuni dipendenti e dirigenti mettono in dubbio che Alexandr Wang abbia l’esperienza adeguata per guidare un’organizzazione di IA delle dimensioni e della complessità di Meta. Scale AI, ricordano, non sviluppava modelli linguistici, ma era specializzata in dati che poi altri utilizzavano per sviluppare tali modelli. Ora, Wang deve coordinare team che aspirano a creare un’IA in grado di competere con i sistemi più avanzati al mondo.
Questi dubbi sono stati aggravati dall’uscita di figure storiche: il capo scienziato di IA di Meta, Yann LeCun, vincitore del Premio Turing e considerato uno dei “padri” del deep learning, ha lasciato l’azienda dopo essere stato posto agli ordini di Wang.
LeCun era apertamente in disaccordo con la strategia incentrata sui grandi modelli linguistici, che considerava un vicolo cieco, e vedeva il suo laboratorio di ricerca perdere risorse a favore della nuova divisione di superintelligenza.
La prevedibile partenza di LeCun, avvenuta un mese fa, è stata interpretata da molti come un segnale che Meta stava sacrificando la ricerca a lungo termine a favore di risultati rapidi e visibili.
Pressione, fretta e prodotti accelerati

Il clima di urgenza si estende anche ad altri acquisti chiave. Nat Friedman, ex CEO di GitHub e responsabile dell’integrazione dell’IA nei prodotti Meta, ha ricevuto pressioni simili: nel suo team c’era malcontento per il lancio affrettato di Vibes, una piattaforma di video generati dall’IA concepita per anticipare OpenAI.
La direttiva dall’alto è inequivocabile: arrivare prima dei rivali, anche a costo di lanci imperfetti. Questa velocità ha provocato licenziamenti selettivi, continue riorganizzazioni e un clima interno che alcuni definiscono “turbolento”.
Miliardi in gioco
Il contesto economico moltiplica, ovviamente, la pressione: Meta ha fatto schizzare la sua spesa in conto capitale a livelli storici, con investimenti in data center, chip specializzati e debito strutturato per finanziare infrastrutture colossali. Gli investitori osservano con nervosismo come la liquidità si riduca, mentre Zuckerberg insiste sul fatto che il vero rischio sarebbe quello di non spendere abbastanza.
In questo contesto, il successo o il fallimento del tandem Zuckerberg-Wang diventa cruciale. Il laboratorio diretto da Wang sta preparando il lancio di un nuovo modello di IA, sviluppato da zero, previsto per i prossimi mesi. Se funzionerà, Meta potrebbe recuperare credibilità tecnologica.
Se fallisce, la tensione interna potrebbe sfociare in una nuova fuga di talenti… e in un richiamo da parte degli azionisti, dopo due grandi (e costosissime) scommesse sul futuro fallite.
