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Una pietra miliare nella storia dell’estrazione mineraria: in un remoto paese africano è stato trovato uno dei diamanti più grandi mai visti

Una scoperta proveniente da una miniera ad alta quota nel sud del continente africano ha rivoluzionato le aspettative nel settore gemmologico. Le prime analisi tecniche indicano già che questo nuovo esemplare potrebbe essere inserito nell’elenco dei più grandi diamanti studiati dal settore negli ultimi anni. L’estrazione di questa pietra, di grande peso e tonalità insolita, ha certamente rafforzato l’interesse internazionale per una zona che è sempre stata considerata complessa da lavorare, ma nota per la sua storia di scoperte senza pari.

In quale paese africano è stato trovato uno dei diamanti più grandi mai visti?

Il ritrovamento di un diamante rosa da 108,39 carati nella miniera Kao, situata sulle montagne del Lesotho, ha riportato questa enclave al centro dell’attenzione degli specialisti. Il pezzo, ottenuto dall’operatore Storm Mountain Diamonds, è stato classificato come Tipo IIa, un gruppo di gemme caratterizzato da bassi livelli di impurità e scarsa disponibilità in natura.

Questo tipo di ritrovamenti ha un impatto notevole sul mercato, dove la concorrenza per i diamanti con colorazioni insolite, come quello che si vede nell’immagine in evidenza, tende ad intensificarsi.

Il campione appena trovato presenta infatti un grado di colore definito come “fancy intense”, una caratteristica che influenza la pianificazione del taglio e le previsioni di quotazione. Sebbene la sua destinazione finale sia ancora da confermare, gli esperti del settore prevedono che la sua presenza potrebbe modificare i riferimenti nelle aste e nelle transazioni internazionali.

Un nuovo punto di riferimento tra i diamanti rosa più grandi

Il pezzo recuperato a Kao è stato presentato come uno degli esemplari di maggior peso documentati nella categoria dei diamanti rosa.

Le sue dimensioni iniziali consentono di ottenere diverse gemme tagliate di notevole valore, un processo che richiede una valutazione accurata della struttura interna della pietra. L’uniformità del colore, piuttosto rara negli esemplari rosa, facilita il lavoro dei tagliatori, che devono decidere come distribuire le sfaccettature e massimizzare l’intensità cromatica.

La classificazione Tipo IIa, confermata dai criteri del Gemological Institute of America, indica la presenza minima di impurità misurabili. Questa caratteristica contribuisce a mantenere la stabilità e la resistenza di questi diamanti nel tempo.

Meno del 2% delle pietre naturali appartiene a questa categoria, un fattore che spiega l’interesse commerciale e scientifico che suscitano. La combinazione di purezza e tonalità rosa viene studiata minuziosamente, soprattutto quando la gemma entra a far parte del ristretto gruppo dei diamanti più grandi conosciuti della sua categoria.

Come si forma il colore rosa nei diamanti?

Secondo una ricerca pubblicata sulla rivista Microscopy and Microanalysis, l’origine della tonalità rosa non è dovuta a elementi esterni, ma a distorsioni microscopiche nella struttura cristallina del diamante.

Questo fenomeno, chiamato deformazione plastica, altera l’ordine interno del minerale durante processi di alta pressione e temperatura a decine di chilometri di profondità. Queste alterazioni generano bande di colore che riflettono episodi di tensione geologica e che, in alcuni esemplari, si alternano a zone più chiare.

In particolare, il diamante del Lesotho presenta una colorazione omogenea, circostanza che semplifica la successiva lavorazione. Quando l’alternanza delle bande è notevole, i tagliatori devono calcolare con maggiore precisione il punto esatto in cui posizionare le sfaccettature senza compromettere l’estetica generale.

L’omogeneità consente inoltre ai pezzi finali di presentare un aspetto coerente da diverse angolazioni. Questo tipo di dettagli tecnici fa parte del fascino dei diamanti che arrivano nelle case d’asta o nelle grandi collezioni private.

L’evoluzione della miniera di Kao e il suo ruolo nel mercato

La miniera di Kao si trova su un tubo di kimberlite identificato nel 1950.

Per anni è stata sfruttata in modo artigianale, con risultati limitati. Gli sforzi per avviare operazioni commerciali più ampie hanno incontrato difficoltà a causa della scarsa redditività iniziale.

Il giacimento, situato a oltre 2.400 metri di altitudine, impone esigenze logistiche e ambientali: temperature più fredde, aria meno densa e pendii che rendono difficile lo spostamento di macchinari e materiali.

La riorganizzazione dello sfruttamento sotto un nuovo operatore ha permesso di introdurre attrezzature aggiornate e di garantire una resa più costante. Da quel momento in poi sono state registrate scoperte come Pink Eternity, Pink Dawn, Pink Palesa o Rose of Kao, pezzi noti per il loro peso e le loro tonalità intense.

Così, l’estrazione dei diamanti è diventata una componente centrale dell’economia del Lesotho. Nonostante il suo territorio ridotto, il paese ottiene alcune delle pietre con il miglior prezzo per carato. Ciò fa sì che ogni ritrovamento di peso abbia conseguenze immediate sulle entrate pubbliche e sulle previsioni di esportazione.

Quando è stato annunciato il recupero del nuovo diamante rosa, le autorità hanno sottolineato la sua importanza per il paese, sottolineando che potrebbe tranquillamente essere annoverato tra i ritrovamenti più influenti del giacimento.

Storm Mountain Diamonds fa parte del Responsible Jewellery Council, un organismo che stabilisce criteri etici e di sostenibilità per il settore. A questo proposito, ricordiamo che la tracciabilità e le condizioni di produzione occupano un posto sempre più importante nelle valutazioni degli acquirenti e delle case d’asta.

Detto questo, il diamante appena recuperato sarà sottoposto a un processo di analisi, taglio e certificazione prima di decidere la sua destinazione finale.

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