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Una differenza nascosta tra dinosauri e mammiferi costringe a ripensare come fossero gli ecosistemi del passato

Se esiste un periodo storico sul quale continuano ad emergere nuove informazioni e dati che mettono in luce dettagli in grado di cambiare la visione che se ne aveva fino ad oggi, questo è senza dubbio l’Era Secondaria, nota anche come “Era dei dinosauri”. Una specie su cui si fanno continue scoperte, come quella recente in Bolivia, e su cui ora una ricerca condotta da Thomas R. Holtz Jr., professore titolare del Dipartimento di Geologia dell’Università del Maryland, mette in evidenza le differenze nel modo di allevare i piccoli rispetto a quello dei mammiferi e le conseguenze che tale differenza nell’allevamento potrebbe aver avuto sugli ecosistemi del passato. La scoperta del geologo statunitense punta concretamente alle implicazioni che potrebbe aver avuto in materia di biodiversità ed ecosistemi la libertà che i genitori dei giovani dinosauri concedevano ai loro piccoli rispetto al tradizionale allevamento dei mammiferi. Questi ultimi si prendono cura della loro prole fino a età più avanzate, in quello che è stato definito come “madri elicottero”, per la stretta sorveglianza che esercitano sui loro piccoli specie come elefanti, tigri o gli stessi esseri umani, agendo così in modo più profondo sull’ecosistema in cui si muovevano.

Dalle “madri elicottero” ai “figli con la chiave”

Un modo di agire che differisce radicalmente da quello dei dinosauri, più inclini a concedere libertà ai propri piccoli in materia di esplorazione e che, secondo lo studio scientifico condotto da Holtz, potrebbe aver trasformato il mondo mesozoico.

L’indipendenza precoce dei cuccioli di dinosauro comportava la possibilità di trasferirsi in nicchie ecologiche diverse da quelle esplorate dai loro genitori, da qui il cambiamento degli ecosistemi che poteva verificarsi con quella vena esplorativa che i dinosauri adulti concedevano ai loro cuccioli e l’impatto che le abitudini dei cuccioli giovani, proprie e quindi diverse da quelle dei loro genitori, avevano su ciò che li circondava.

Holtz espone questa idea nell’articolo in cui pubblica la sua ricerca sulla Rivista Italiana di Geoscienze. Fino ad ora si presumeva che mammiferi e dinosauri avessero comportamenti simili e, quindi, una diversità ecologica comparabile, poiché entrambi erano gli animali terrestri dominanti nelle rispettive epoche. Tuttavia, lo studio suggerisce che questa visione debba essere rivista: le differenze nel modo di allevare i propri piccoli avrebbero avuto un impatto diretto sul modo in cui erano organizzati gli ecosistemi e sul livello reale di diversità biologica esistente all’epoca.

Se così fosse, Holtz sottolinea anche il fatto che la convinzione comune secondo cui i mammiferi possono alterare maggiormente gli ecosistemi perché vivono in comunità più diversificate potrebbe essere messa in discussione dall’aumento delle comunità che si verrebbe a creare con questa differenza tra gruppi di dinosauri adulti e giovani: “Gli scienziati ritengono generalmente che i mammiferi attuali vivano in comunità più diversificate perché abbiamo più specie che vivono insieme. Ma se consideriamo i dinosauri giovani come specie funzionali separate dai loro genitori e ricalcoliamo le cifre, il numero totale di specie funzionali in queste comunità di fossili di dinosauri è, in media, superiore a quello che osserviamo nelle comunità di mammiferi“, riflette nel suo studio il professore di geologia dell’Università del Maryland.

Pertanto, piuttosto che considerare i dinosauri come semplici equivalenti rettili dei mammiferi, questa ricerca sottolinea che le differenze nell’allevamento e nello sviluppo hanno generato ecosistemi più complessi e unici di quanto si pensasse, cambiando così la visione scientifica tradizionale del passato.

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