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Perché gli aromi della cannella e dei mandarini ci ricordano le feste natalizie? La memoria olfattiva si forma fin dalla prima infanzia

A volte basta varcare la soglia di casa di qualcuno o passare davanti a una panetteria perché un profumo catturi la nostra attenzione. Per una frazione di secondo riaffiora un’immagine del passato: la cucina della nonna, un tavolo specifico, conversazioni ed emozioni. Il ricordo arriva da solo, senza alcuno sforzo. Può suscitare un sorriso, commozione e, a volte, inquietudine. Questo accade perché gli odori agiscono direttamente, aggirando i filtri razionali e raggiungendo direttamente le aree del cervello responsabili delle emozioni. Ecco perché gli aromi del Natale – cannella, mandarini, spezie – sono così riconoscibili. Non solo ci informano che è arrivato dicembre, ma rendono il Natale “percepibile”.

Cos’è la memoria olfattiva?

La memoria olfattiva, chiamata anche memoria olfattiva, è la capacità del cervello di ricordare gli odori e di collegarli a emozioni, situazioni ed eventi specifici. È uno dei meccanismi di memoria più antichi e primari che l’uomo possiede.

Come funziona la memoria olfattiva? Tutto inizia nel naso. Le molecole odorose raggiungono l’epitelio olfattivo (che riveste la cavità nasale), dove vengono catturate dai recettori. Da lì, il segnale nervoso viaggia fino al cervello, precisamente al bulbo olfattivo (una struttura nella parte anteriore del cervello che costituisce il centro chiave per l’elaborazione iniziale delle informazioni olfattive). Successivamente, cosa importante, raggiunge direttamente le strutture responsabili delle emozioni e della memoria, come l’amigdala e l’ippocampo. A differenza degli stimoli visivi o uditivi, l’odore raggiunge le emozioni più rapidamente, quasi come una scorciatoia.

Questo processo è chiamato codifica dell’odore. Ciò significa che l’aroma viene memorizzato insieme all’intero contesto: il luogo, le persone, l’atmosfera e persino la temperatura e il suono. Ecco perché il profumo dell’albero di Natale non è solo l’aroma dell’albero. Spesso è anche un intero pacchetto di ricordi: il calore della casa, la luce delle lampadine, l’eccitazione e la gioia delle festività imminenti.

È importante sottolineare che la memoria olfattiva si forma molto presto. Già i neonati reagiscono agli odori familiari e sconosciuti, e il cervello del bambino registra intensamente le associazioni sensoriali. Rimane da chiedersi se sono gli odori a evocare il ricordo di un determinato momento o se, insieme al ricordo di un momento specifico, vengono registrati anche gli odori. L’esperta spiega:

“La papilla olfattiva, alla quale lo stimolo olfattivo (odore) arriva attraverso il nervo olfattivo, è collegata da diversi percorsi neuronali alla corteccia cerebrale e alle strutture del sistema limbico e dell’ippocampo. Grazie a queste connessioni, il cervello umano collega i ricordi olfattivi ed emotivi. Non è quindi facile stabilire quale dei due sia il primo: la memoria umana è una rete di connessioni e processi complessi, ma sicuramente gli odori e le emozioni giocano in squadra! La chiave per ricordare e associare è la ripetizione (proprio come quando si imparano nuove informazioni), che consolida la traccia mnemonica, che da traccia di memoria a breve termine diventa elemento di memoria a lungo termine. Si può supporre che sia grazie a questo che sbucciare i mandarini ogni anno davanti all’albero di Natale illuminato evocherà associazioni natalizie, anche quando sbucciamo i mandarini durante la pausa colazione nella sala comune dell’ufficio”, spiega la dottoressa Agnieszka Wierzbicka-Fijołek, specialista in psichiatria infantile e giovanile.

Gli aromi associati alle festività sono così persistenti perché, essendo ricordati ogni anno, finiscono nella memoria a lungo termine. Se nei primi anni di vita la vigilia e il giorno di Natale profumavano di mandarini e cannella, il cervello ha “imparato” che questo è il profumo della gioia, della pace e della sicurezza. Lo ricorderà per decenni.

L’influenza dei profumi sulle emozioni e sui ricordi

Il profumo del pan di zenzero o di un mandarino appena sbucciato richiama immediatamente alla mente l’inverno e le festività natalizie, anche in piena estate. La memoria olfattiva funziona come una scorciatoia emotiva: ci trasporta nei momenti in cui questi aromi erano presenti in precedenza.

Reazioni simili e positive sono suscitate da altri profumi dell’infanzia, come quello della pasta lievitata preparata dalla nonna o della cioccolata calda bevuta in inverno dopo essere tornati da una gita in slitta. Non si tratta solo di ricordi, ma anche delle emozioni ad essi associate: il senso di sicurezza, spensieratezza, di essere sotto la protezione di qualcuno. L’odore diventa la chiave per l’archivio emotivo.

La memoria olfattiva funziona anche al contrario. L’odore di gas o di bruciato fa scattare immediatamente l’allarme, prima ancora che si abbia il tempo di pensare che qualcosa non va. L’odore dell’ospedale può causare tensione in una persona che vi ha soggiornato più volte, mentre quello della benzina può provocare ansia legata al coinvolgimento in un incidente stradale. Ciò dimostra che la memoria olfattiva svolge anche una funzione protettiva: avverte del pericolo, mobilita la reazione, prepara il corpo allo stress.

Perché l’uomo è dotato di un tale meccanismo? Innanzitutto per interpretare più rapidamente la realtà. Gli odori aiutano a regolare le emozioni e a costruire il senso di identità. Sono in grado di calmare quando sono associati a qualcosa di familiare o di mobilitare quando segnalano un pericolo. Durante il periodo natalizio ricordano che è un momento speciale, diverso dal resto dell’anno.

A cosa serve la memoria olfattiva?

Il potere della memoria olfattiva è stato rapidamente riconosciuto dai scienziati, ma anche dagli esperti di vendita e comunicazione. L’aromamarketing, ovvero il marketing olfattivo, consiste nell’uso mirato dei profumi negli spazi commerciali e di servizio per suscitare determinate emozioni e comportamenti nei clienti.

Un classico esempio è il profumo del pane fresco nei supermercati. Spesso non proviene dal forno, ma da aromi nebulizzati che hanno lo scopo di evocare associazioni con la casa, il calore, la freschezza e incoraggiare l’acquisto dei prodotti. Allo stesso modo funziona il profumo di caffè, cannella o arancia nei bar e nei centri commerciali. Evoca associazioni con il relax, le vacanze, un momento di riposo. La sensazione di sicurezza e comfort si traduce nella voglia di rimanere più a lungo nel negozio. Quando si è rilassati, è anche più facile spendere soldi.

Perché un odore può riportarci indietro nel tempo: il potere della memoria olfattiva

La memoria degli odori fa parte dei processi mnemonici nel loro complesso. Gli stimoli olfattivi sono strettamente collegati ai meccanismi della memoria e coinvolgono diverse strutture cerebrali che lavorano in modo associativo.

Odori specifici possono quindi evocare ricordi diversi, spesso in modo immediato e intenso. Questo accade perché il sistema olfattivo è direttamente connesso ad aree del cervello legate alle emozioni e alla memoria, come l’amigdala e l’ippocampo.

Proprio per questa connessione diretta, un profumo, un aroma o anche un odore sgradevole possono riportare alla mente esperienze passate, luoghi, persone o sensazioni con una forza superiore rispetto ad altri stimoli sensoriali.

La memoria olfattiva, dunque, non è isolata, ma si integra pienamente nei processi cognitivi complessivi, dimostrando come il nostro cervello utilizzi le associazioni sensoriali per costruire e richiamare i ricordi.

Anche il settore gastronomico sfrutta la memoria olfattiva, offrendo i cosiddetti comfort food. Si tratta di piatti a cui viene attribuito un valore sentimentale e a cui si torna, ad esempio, per consolarsi dopo una giornata difficile e provare gioia. Raramente sono piatti sofisticati, più spesso sono piatti dell’infanzia, indissolubilmente legati a profumi specifici. È proprio il profumo, e non il gusto, che spesso è il primo impulso che fa scattare il bisogno di mangiare quel cibo. Quando entriamo in un ristorante e sentiamo il profumo dei cavoli ripieni come quelli della nonna, li ordiniamo immediatamente.

La memoria olfattiva viene utilizzata anche nei cinema 5D, dove il profumo diventa uno degli elementi di immersione. Durante la proiezione vengono spruzzati aromi abbinati alle scene per stimolare i sensi e rafforzare la percezione emotiva dell’immagine. Quando sullo schermo appare un giardino o una foresta, gli spettatori possono sentire il profumo delle piante, che suscita associazioni con la natura, la tranquillità o l’estate. Questo stimolo fa sì che il mondo rappresentato non sia più solo guardato, ma anche vissuto. Il profumo aiuta ad “ancorare” le emozioni, rendendo la scena più memorabile e duratura.

La conoscenza della memoria olfattiva trova applicazione anche nella terapia. L’aromaterapia utilizza oli essenziali naturali per favorire il rilassamento, distendere, migliorare il sonno o ridurre la tensione. La lavanda è uno dei migliori esempi: il suo profumo può ridurre il livello di stress e facilitare il rilassamento.

Nella psicoterapia, il profumo è anche uno strumento per lavorare con i ricordi, soprattutto nel contesto di un trauma, dove stimoli delicati aiutano a regolare le emozioni e a creare un senso di sicurezza.

Il cervello dà significato agli aromi, registrandoli insieme alle emozioni e alle esperienze dei primi anni di vita. La memoria olfattiva funziona in modo rapido, intuitivo e straordinariamente efficace, motivo per cui influisce così fortemente sul nostro benessere. Non c’è da stupirsi che l’aroma di cannella e mandarini sia associato a sensazioni positive, se in realtà – per il cervello – significa un gioioso Natale.

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