Gli investitori, nel mezzo di un’ondata di riferimenti macroeconomici e monetari, sono costretti a spostare lo sguardo verso l’escalation di tensione tra Venezuela e Stati Uniti. La loro risposta si traduce in un aumento sia del petrolio che dell’oro.
La geopolitica colpisce i mercati: il petrolio sale sullo sfondo dell’escalation delle sanzioni statunitensi contro il Venezuela

Dati come quelli sull’occupazione o sull’IPC degli Stati Uniti e le riunioni delle banche centrali come la BCE, la Banca d’Inghilterra e la Banca del Giappone si profilavano questa settimana come i riferimenti chiave per i mercati. A metà settimana, asset come l’oro e il petrolio sono stati scossi da un evento fuori dal copione previsto: l’escalation di tensione in Venezuela.
Gli analisti di Bankinter sottolineano infatti che “la notizia più importante oggi arriva dal fronte geopolitico. La tensione tra Stati Uniti e Venezuela continua a crescere. Trump ha ordinato ieri sera il blocco di tutto il traffico petrolifero dal Venezuela e ha dichiarato il regime di Maduro un’organizzazione terroristica”.
La misura adottata dagli Stati Uniti rappresenta un ulteriore passo avanti nella loro offensiva contro il regime di Nicolás Maduro. Il blocco delle petroliere venezuelane decretato dall’amministrazione Trump “inasprisce bruscamente la pressione economica sul governo di Nicolás Maduro”, secondo Adrián Hostaled, analista di XTB.
Il blocco, inoltre, può ampliare in modo significativo la portata del conflitto nel mercato petrolifero. I termini del blocco decretato dagli Stati Uniti sono ancora da definire. Ma gli analisti non trascurano il fatto che un eventuale freno alle esportazioni del Venezuela, oltre a colpire direttamente la principale fonte di ricchezza del Paese, mitigerebbe l’eccesso di offerta nel mercato del greggio.
“Questa decisione mira soprattutto alla cosiddetta flotta ombra che trasporta petrolio venezuelano, russo e iraniano con forti sconti verso l’Asia e altre destinazioni, e che era diventata la via di fuga per eludere le precedenti sanzioni. Sebbene l’ordine si concentri sulle navi soggette a sanzioni, genera incertezza giuridica e operativa per altre compagnie di navigazione, che iniziano a valutare il rischio di operare su quella rotta”, spiega Adrián Hostaled, analista di XTB.
Il maggiore importatore di petrolio al mondo, la Cina, emerge come il principale danneggiato. Il gigante asiatico è il maggiore acquirente di petrolio dal Venezuela. Secondo quanto riportato da Reuters, rappresenta circa il 4% delle sue importazioni e si stima che a dicembre le spedizioni raggiungeranno una media di oltre 600.000 barili al giorno.
Il ruolo del Venezuela nell’offerta globale è limitato. Gli analisti di XTB stimano che la sua quota di produzione mondiale sia pari all’1% circa. Tuttavia, precisano che “la notizia ha agito da catalizzatore del sentiment rialzista in un mercato che era già molto sotto pressione”.
Il barile di Brent è in rialzo. Ieri è sceso ai minimi dal 2021. Ha perso la soglia dei 60 dollari, scendendo a 58 dollari, in risposta ai progressi nei negoziati di pace sull’Ucraina.
Oggi sono le tensioni geopolitiche tra Venezuela e Stati Uniti ad accelerare la ripresa del petrolio. Il barile di Brent supera il 2% di rimbalzo, recuperando il livello di 60 dollari.
La ripresa non si limita solo al petrolio. Anche l’oro registra un rialzo nella giornata odierna. Il bene rifugio per eccellenza sfida persino i rialzi registrati oggi dal dollaro, con cui il metallo prezioso tende ad avere una correlazione inversa.
Il blocco delle petroliere venezuelane decretato dagli Stati Uniti rappresenta un attacco diretto alla principale fonte di ricchezza del Paese. Gli analisti temono un ulteriore inasprimento delle tensioni e gli allarmi geopolitici rendono l’oro ancora più attraente come bene rifugio.
Il metallo prezioso recupera oggi i rialzi e la sua quotazione torna a situarsi sopra i 4.300 dollari l’oncia, a un passo dal suo record storico di 4.381 dollari registrato lo scorso 20 ottobre.
