Opportunity non sapeva che stava morendo. Era un giorno come tanti altri nelle fredde e desertiche sabbie rossastre di Marte. Continuava a fare l’unica cosa che sapeva fare: esplorare il terreno e analizzare minerali interessanti. Era la sua unica missione. Ma non sapeva che quel giorno, un triste 10 giugno 2018, sarebbe stato il suo ultimo giorno su Marte… Questo rover, soprannominato “Opportunity” per aver offerto all’umanità un’opportunità unica di esplorare il suolo marziano, fu inviato sul pianeta rosso nel gennaio 2004, arrivando solo tre settimane dopo l’atterraggio del suo gemello, il rover Spirit. Mentre Opportunity atterrò sotto la polvere di Marte nella regione Meridiani Planum, Spirit fece lo stesso nel Cratere Gusev. La NASA approfittò del lancio per coprire una regione molto più estesa del pianeta.
Cronaca di una morte annunciata: un ultimo addio

Nonostante il rover Opportunity avesse una vita utile molto breve, la sua morte sorprese tutti. Inizialmente, ci si aspettava che il robot completasse una missione di esplorazione spaziale di 90 giorni. Ha finito per inviare dati alla Terra per 15 anni, un fatto storico molto celebrato dalla comunità scientifica.
Per anni, Opportunity aveva imparato ad aspettare. Inviare dati, aspettare il segnale dalla Terra, ricevere dati e continuare a muoversi. Non lo faceva per ambizione scientifica, né tantomeno per abitudine: era nato per questo. Era la sua missione. Continuare ad avanzare era il suo modo di continuare ad esistere. Finché, un giorno, la sua esistenza è svanita nelle sabbie dell’oblio.
Il giorno 10 giugno 2018, il rover Opportunity stava svolgendo le sue attività quotidiane quando, improvvisamente, una massiccia tempesta di sabbia ha coperto l’intera regione di Meridiani Planum. I suoi pannelli solari sono rimasti completamente inutilizzabili. Ma prima della sua morte, Opportunity continuò a inviare dati, sempre più scarsi. Fino a inviare un ultimo messaggio alla Terra: i suoi dati telemetrici indicavano che i suoi livelli di energia erano criticamente bassi.
I venti caotici e violenti di Marte rendono il pianeta rosso molto più violento di quanto chiunque potesse immaginare. Secondo i dati raccolti di recente dalla fotocamera CaSSIS (Sistema di immagini stereoscopiche e a colori della superficie) incorporata in uno dei satelliti che orbitano intorno a Marte, le tempeste di sabbia marziane possono raggiungere una velocità di 44 m/s o, in altre parole, fino a 158 km/h.
Qui, sulla Terra, un ingegnere della NASA continuava ad aspettare un messaggio che non sarebbe mai arrivato. L’agenzia spaziale ha cercato di recuperare il robot attraverso comandi giornalieri, per un totale di 1.113 tentativi falliti, sperando che i venti infernali del pianeta rosso sollevassero la polvere dai suoi pannelli…
In realtà, sono stati proprio questi venti ad aiutare i pannelli solari del rover Opportunity a durare così tanti anni. A quanto pare, gli ingegneri ricevevano deboli segnali che confermavano che il rover era ancora “vivo”, ma senza energia sufficiente per funzionare.
La sua resilienza ha ispirato gli scienziati della NASA a continuare ad avanzare e ad ampliare i confini dell’esplorazione spaziale con le successive generazioni di rover. Attualmente, il rover Perseverance ha l’autosufficienza necessaria per manovrare in modo autonomo fino a 400 metri in circa 4 ore e mezza.
La sua missione si è conclusa pochi mesi dopo, nel febbraio 2019.

È riuscito ad analizzare rocce e formazioni fossili che hanno rivelato la storia climatica di Marte, ha inviato innumerevoli fotografie della superficie marziana e ha analizzato minerali idrati come l’ematite, confermando che miliardi di anni fa c’era acqua a Meridiani Planum. Inoltre, è riuscito a percorrere 45 km, una distanza storica che fino ad allora nessun altro rover aveva mai percorso.
Il suo gemello, il rover Spirit, a 6.800 km di distanza, è diventato inutilizzabile il 22 marzo 2010, dopo essere rimasto intrappolato nelle sabbie rosse del nostro caotico pianeta desertico vicino. Chissà, forse un giorno, quando l’umanità arriverà su Marte, intorno al 2045, potremo riportare in vita questi due piccoli eroi della robotica.
