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Il nuovo scanner PET consente di individuare disturbi cerebrali con maggiore precisione e anticipo

Un team di ricercatori dell’Università di Yale ha reso noti i primi risultati dei test effettuati con NeuroEXPLORER, uno scanner cerebrale di ultima generazione che promette di cambiare il modo di studiare il cervello umano. Il dispositivo, già operativo presso il PET Center dell’università, a New Haven (Stati Uniti), offre immagini di una nitidezza senza precedenti per la ricerca neurologica. Grazie a questa tecnologia, medici e scienziati potranno rilevare i segni di malattie in fasi molto più precoci e comprendere con maggiore precisione come interagiscono e funzionano le diverse aree cerebrali. Questo progresso apre la strada a studi che fino ad ora erano tecnicamente impossibili, segnando un salto fondamentale nella diagnosi e nella ricerca sul sistema nervoso. Secondo la Yale School Medicine, l‘apparecchio funziona con la tecnica PET, un modo per ottenere immagini del corpo utilizzando una sostanza che emette segnali dall’interno del cervello. Il nuovo scanner si distingue perché cattura segnali più piccoli, vede meglio le strutture profonde e mostra come funzionano le diverse parti del cervello. Inoltre, è in grado di distinguere tra diversi problemi, come tumori o danni causati da malattie come l’Alzheimer e il Parkinson.

Immagini più chiare e procedure meno invasive

Uno dei risultati più importanti del NeuroEXPLORER è che può misurare la quantità di sangue che arriva alle diverse aree del cervello in modo semplice e senza prelevare sangue dal paziente.

In precedenza, i medici dovevano prelevare campioni o analizzare il sangue per interpretare le immagini, un metodo scomodo e fastidioso. Secondo i risultati pubblicati, il nuovo scanner mostra chiaramente come le sostanze si muovono nei primi minuti dopo la loro applicazione, aiutando i medici a misurare il flusso sanguigno e a comprendere meglio il funzionamento del cervello.

L’apparecchio ha anche parti più piccole per catturare meglio i segnali e un campo visivo che permette di vedere contemporaneamente il cervello e il collo, cosa che gli scanner comuni non sono in grado di fare.

Inoltre, una funzione speciale, chiamata “profondità di interazione”, permette di sapere con esattezza il luogo in cui è stato rilevato ogni segnale, rendendo le immagini più precise.

I ricercatori hanno spiegato che il NeuroEXPLORER necessita di una minore quantità di sostanza radioattiva per mostrare immagini di buona qualità. Ciò è particolarmente utile per studiare il cervello di giovani o adolescenti, poiché riduce il rischio di radiazioni.

Il team di Yale ha sottolineato che ciò consentirà di studiare malattie che compaiono durante l’infanzia o l’adolescenza, come l’autismo o la schizofrenia, utilizzando una quantità di radiazioni molto inferiore rispetto al passato.

Secondo Carson, la capacità di vedere dettagli così piccoli e seguire l’evoluzione della malattia in meno tempo migliora la diagnosi e il controllo dei trattamenti. Consente inoltre di vedere se un tumore risponde al trattamento o se ciò che si osserva è un’infiammazione causata dalla terapia, cosa difficile da distinguere fino ad ora.

la PET che Fissa i Segnali Neurali e Caccia l’Alzheimer agli Esordi

In questo senso, il confronto di questi dati aiuta a scegliere il trattamento migliore per ogni paziente e ad anticipare l’evoluzione della malattia.

Il NeuroEXPLORER aiuta anche gli scienziati a studiare meglio come funzionano le connessioni tra i neuroni e come vengono inviati i segnali nel cervello. Questo è fondamentale per la ricerca su malattie come l’Alzheimer, perché permette di vedere problemi molto piccoli nelle prime fasi e di effettuare controlli nel tempo per vedere come progredisce la malattia.

Questo dispositivo è il risultato di una collaborazione tra l’Università di Yale, l’Università della California-Davis e United Imaging Healthcare of America. Il progetto ha ricevuto il sostegno della National Institutes of Health BRAIN Initiative e della Yale University.

Con questi risultati, NeuroEXPLORER stabilisce un nuovo modo di studiare il cervello, consentendo di vedere piccole aree e individuare i problemi in tempo.

In questo modo, migliora la diagnostica e fornisce a medici e scienziati più strumenti per cercare trattamenti efficaci e comprendere il cervello come mai prima d’ora.

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