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I linguisti riescono a recuperare più di 1.000 parole dell’antico celtico da maledizioni, pietre rituali e registri romani

Raramente la storia delle parole diventa una storia di mistero. Ma è proprio quello che sta succedendo ad Aberystwyth, una città universitaria del Galles dove un gruppo di linguisti sta cercando di ricostruire il vocabolario di alcune lingue quasi completamente perdute: le antiche lingue celtiche parlate in Gran Bretagna e Irlanda prima dell’arrivo dei Romani. Oggi il gallese, l’irlandese e il gaelico scozzese sono lingue vive, anche se in assoluta minoranza. Quello che pochi sanno è che queste lingue moderne hanno le loro radici in un insieme di varianti celtiche che fiorirono per secoli e di cui, sorprendentemente, sono rimaste solo poche parole. Infatti, quel materiale scarso – non più di mille termini – è l’unico sopravvissuto di una tradizione linguistica di oltre mezzo millennio. Ora, per la prima volta, quelle parole disperse saranno raccolte in un unico volume: il primo dizionario completo delle lingue celtiche antiche. Il compito, guidato dai ricercatori del Dipartimento di Studi Celtici dell’Università di Aberystwyth, non è semplice. I dati sono frammentari, le fonti disperse e molte delle lingue che stanno cercando di recuperare erano già in declino quando l’Impero Romano impose il latino come lingua ufficiale. Ciononostante, il team si è imbarcato in questa missione con un mix di rigore accademico e ambizione storica: mostrare, per la prima volta, la ricchezza, la diversità e le connessioni di queste lingue nel loro contesto più antico, dal IV secolo a.C. fino al 500 d.C. circa.

Maledizioni, soldati e pietre sacre: le fonti del dizionario

Come si ricostruisce una lingua di cui non rimane quasi nulla? Il team guidato dal professor Simon Rodway parte da una varietà affascinante di fonti. Alcune delle più importanti sono iscrizioni funerarie o rituali trovate su pietre, molte delle quali incise con l’alfabeto oghamico: un sistema di linee e tacche utilizzato dalle comunità celtiche dell’Irlanda e di alcune parti della Gran Bretagna occidentale tra il IV e il VI secolo. Queste pietre sono rare ma inestimabili e consentono di accedere a nomi di persone, luoghi e alcune formule linguistiche.

Ma forse le più insolite sono le tavolette delle maledizioni, sottili lamine di piombo che gli antichi Celti usavano per invocare la vendetta degli dei. Queste maledizioni venivano gettate in sorgenti sacre, come quelle della città romana di Bath, ed esprimevano crudamente il desiderio di punizione divina contro ladri, avversari o amanti traditori. In alcune di esse, la lingua utilizzata non era il latino né il greco, ma una forma primitiva del celtico insulare. Sebbene brevi, queste maledizioni offrono indicazioni preziose sulla grammatica, il vocabolario e le strutture di pensiero dei loro parlanti.

Oltre a queste fonti uniche, il progetto attinge anche da riferimenti indiretti presenti nei testi classici.

Le campagne di Giulio Cesare, ad esempio, non solo raccontano guerre e conquiste, ma raccolgono anche nomi di popoli, città e capi tribali nella loro lingua originale. Lo stesso vale per le lettere e i registri amministrativi scritti dai soldati romani di stanza in Gran Bretagna: sebbene scritti in latino, occasionalmente introducono termini celtici per riferirsi a luoghi o concetti che non avevano equivalenti latini diretti.

Più che parole: ricostruire un paesaggio culturale

Questo dizionario non vuole essere solo un compendio di termini. Riunendo parole provenienti da contesti così diversi, l’obiettivo è anche quello di ricostruire il paesaggio linguistico e culturale delle isole britanniche durante un periodo di enormi trasformazioni storiche.

Dal primo contatto con il mondo greco-romano fino al consolidamento del cristianesimo, il mondo celtico ha vissuto un processo di mescolanza e assimilazione che ha lasciato tracce sia materiali che linguistiche.

Una delle scoperte più suggestive del team è la persistenza di alcune radici lessicali che sono sopravvissute fino ad oggi, sebbene trasformate. Ad esempio, la radice mor- (mare) appare in parole come il gallese môr o l’antico irlandese muir, e si ritrova in antichi toponimi come Moridunum (oggi Carmarthen) o Morikambe (Morecambe). Ciò dimostra che, sebbene le lingue evolvano e si diversifichino, alcune strutture fondamentali resistono al passare dei secoli.

Inoltre, il dizionario consentirà di confrontare direttamente le forme antiche del celtico insulare con le lingue celtiche continentali (come il gallico) e con le varietà medievali e moderne del gruppo britonico e goidelico.

Ciò può contribuire a chiarire dibattiti di lunga data tra i linguisti sulla classificazione interna delle lingue celtiche e la loro relazione con altri rami indoeuropei.

Il valore di ciò che è stato quasi perso

Una parte del progetto si concentrerà anche sulla ricerca delle lingue pre-celtiche che potrebbero essere esistite nelle isole prima dell’arrivo delle tribù celtiche e sulla loro possibile influenza sulle lingue successive. Sebbene non vi siano prove dirette di queste lingue precedenti, alcuni modelli fonetici e toponimi senza radici indoeuropee hanno suscitato l’interesse dei ricercatori, che cercheranno di separare la speculazione dai dati certi.

Ma al di là dei dibattiti tecnici, il valore di questo dizionario risiede nella sua capacità di restituire alla memoria collettiva un patrimonio linguistico invisibile. Queste lingue facevano parte della vita quotidiana delle comunità che costruirono dolmen, domarono terre selvagge e sfidarono le legioni romane. Le loro parole, anche se scarse, sono le tracce più intime di come pensavano, sentivano e si relazionavano con il mondo. Recuperarle significa, in un certo senso, restituire loro la voce.

Il risultato finale del progetto sarà sia digitale che cartaceo e aspira a diventare un punto di riferimento per linguisti, storici, archeologi e persino genetisti che studiano l’evoluzione delle popolazioni delle isole. Riunendo per la prima volta tutte queste fonti in un corpus coerente, si apre una nuova fase nella conoscenza delle radici culturali delle isole britanniche.

Questo dizionario non avrà migliaia di pagine, ma il suo valore simbolico e scientifico è incalcolabile. In appena mille parole si nasconde un’intera storia.

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