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I 10 eventi spaziali più significativi del 2025

Quest’anno la scienza ha assistito al lampo luminoso mai osservato prima di un buco nero supermassiccio e alla registrazione di oltre un milione di galassie grazie al potente telescopio Euclid. I progressi che hanno cambiato la comprensione dell’universo. Il 2025 si è concluso con una serie di eventi che hanno cambiato il modo di guardare lo spazio. La tecnologia ha permesso di osservare l’universo con occhi nuovi: è stato rilevato il lampo più potente mai osservato da un buco nero, è stata scoperta una nuova luna su Urano ed è stata catturata per la prima volta l’immagine diretta di un pianeta al di fuori del sistema solare. I progressi dei telescopi spaziali e terrestri come Euclid e Vera Rubin hanno permesso di aggiungere milioni di galassie al registro astronomico e di scoprire migliaia di asteroidi che prima passavano inosservati. La cometa 3I/ATLAS è stata argomento di conversazione in milioni di case in tutto il mondo. L’anno è stato caratterizzato anche da interrogativi sulla vita oltre la Terra. Ecco una rassegna degli eventi più significativi, per comprendere meglio il nostro posto nell’universo.

1. Astronauti bloccati nello spazio

Il 18 marzo 2025, sono atterrati nel Golfo del Messico alle 21:57 GMT a bordo della capsula Crew Dragon “Freedom” di SpaceX. La missione, che avrebbe dovuto durare solo otto giorni, si è trasformata in uno dei soggiorni più inaspettati e prolungati nella storia dell’esplorazione spaziale.

Il ritorno è stato possibile grazie a una complessa rotazione dell’equipaggio, che ha aggiunto l’invio di nuovi membri con la missione Crew-10 e diversi preparativi tecnici aggiuntivi.

Il prolungamento del soggiorno di Wilmore e Williams è stato causato dai guasti della capsula Starliner della Boeing, la navicella con cui avevano viaggiato nello spazio e che è dovuta tornare sulla Terra senza equipaggio.

2. Il più grande lampo di un buco nero mai registrato

Un fenomeno cosmico senza precedenti ha sorpreso la comunità scientifica. Un buco nero supermassiccio, situato a 10 miliardi di anni luce dalla Terra, ha emesso il lampo più brillante mai registrato fino ad oggi, con una luminosità paragonabile a quella di 10 miliardi di soli.

Questo evento, che sfida le idee precedenti sulla dinamica di questi corpi galattici, è stato documentato da un team internazionale di astronomi e pubblicato sulla rivista Nature Astronomy.

Gli astronomi hanno rilevato un’esplosione di energia senza precedenti proveniente dal nucleo galattico attivo AGN J2245+3743, un buco nero supermassiccio situato a miliardi di anni luce di distanza. Questo oggetto, con una massa 500 milioni di volte superiore a quella del Sole, ha rilasciato una fiammata la cui luminosità ha raggiunto livelli mai registrati prima: è stata 40 volte più intensa della sua attività abituale e ha superato di 30 volte la luminosità di qualsiasi evento simile osservato in precedenza.

3. Asteroide 2024 YR4

Gli scienziati hanno individuato un asteroide appena scoperto delle dimensioni di un edificio di 15 piani chiamato 2024 YR4. L’asteroide, con una dimensione stimata tra i 40 e i 90 metri di lunghezza, ha raggiunto una probabilità massima del 3,1% di impattare con la Terra nel 2032.

Sebbene la percentuale sia bassa, ha costituito il rischio più elevato mai registrato per un oggetto di quelle dimensioni e ha motivato la risposta coordinata di astronomi, agenzie spaziali e specialisti della difesa planetaria in tutto il mondo.

Il 27 dicembre 2024, il sistema di allerta precoce ATLAS, sviluppato con fondi della NASA e gestito dalle Hawaii, ha registrato un minuscolo segnale nel cielo.

Larry Denneau, responsabile scientifico principale del progetto, ha identificato il piccolo punto e ha inviato i dati al Minor Planet Center del Massachusetts, l’ente incaricato di coordinare le informazioni internazionali su asteroidi e comete.

4. Il telescopio spaziale James Webb ha scoperto il suo primo pianeta tramite un’immagine diretta

 

Una ricerca condotta da uno scienziato del CNRS presso l’Osservatorio di Parigi-PSL, in collaborazione con l’Università di Grenoble Alpes (Francia), ha permesso al telescopio spaziale James Webb di catturare per la prima volta l’immagine diretta di un esopianeta sconosciuto.

La scoperta, pubblicata sulla rivista Nature, rappresenta un passo avanti per il telescopio ed è stata possibile grazie a un coronografo sviluppato in Francia, integrato nello strumento MIRI del JWST.

5. Nuova luna minuscola

Si trattava di una nuova luna di piccole dimensioni in orbita attorno a Urano. La NASA ha annunciato la scoperta martedì 19 agosto, sulla base di osservazioni infrarosse effettuate nel febbraio 2025 dall’orbita terrestre.

La luna, che misura appena 10 chilometri di diametro, è stata registrata durante una serie di lunghe esposizioni ottenute con la fotocamera NIRCam del Webb. Il team responsabile, composto da scienziati del Southwest Research Institute (SwRI) del Colorado, ha sottolineato che il satellite non era stato identificato nemmeno dalla sonda Voyager 2 durante il suo passaggio su Urano quasi quarant’anni fa.

“Questo oggetto è stato individuato in una serie di 10 immagini a lunga esposizione”, ha spiegato Maryame El Moutamid, dello SwRI, in dichiarazioni rilasciate ad ABC News. “È una luna piccola, ma rappresenta una scoperta rilevante, che la sonda Voyager 2 non è riuscita a osservare”.

6. La velocità del telescopio spaziale Euclid

Il nuovo telescopio spaziale Euclid, che può lavorare molto più velocemente e osservare un’area oltre 100 volte più grande rispetto al James Webb.

La missione Euclid dell’Agenzia Spaziale Europea ha già provocato un cambiamento importante nel modo in cui gli astronomi studiano il passato e il futuro dell’universo. Il suo strumento principale, un telescopio spaziale ad alta risoluzione e ampio campo visivo, ha fornito l’accesso a dati che modificano concetti accettati da decenni.

L’obiettivo iniziale era chiarire cosa sia la materia oscura e quale sia l’origine dell’energia oscura che determina l’espansione dell’universo. Tuttavia, Euclid ha permesso di rilevare fenomeni che non erano stati previsti dalla comunità scientifica e ha aperto nuove linee di ricerca.

Uno dei risultati più significativi è venuto dallo studio dell’evoluzione delle galassie. In un breve periodo, Euclid ha registrato 1,2 milioni di galassie, solo nella prima serie di dati pubblicata nel marzo 2025.

Lanciata nel luglio 2023, la sonda è ancora nelle prime fasi di una missione di sei anni.

Al termine, avrà raccolto informazioni su decine di milioni di galassie, generando un registro senza precedenti per comprendere la struttura dell’universo su larga scala.

7. Rover Perseverance: scoperte di segni e formazioni strane sulle rocce di Marte

Il rover Perseverance della NASA ha recentemente effettuato diverse scoperte di segni e formazioni strane sulle rocce di Marte, in particolare nel cratere Jezero, che hanno sorpreso la comunità scientifica e potrebbero fornire informazioni chiave sulla storia geologica e sulla possibile abitabilità passata del pianeta rosso.

Scoperta di strane sfere in una roccia. Tra l’11 e il 13 marzo 2025, Perseverance ha registrato una struttura rocciosa mai osservata prima, composta da centinaia di sfere millimetriche, in una zona del bordo del cratere Jezero chiamata Witch Hazel Hill.

Questa roccia, battezzata St. Pauls Bay, presenta una superficie con sfere grigie, alcune allungate, altre con bordi angolari o minuscole perforazioni. Si tratta di una roccia “fluttuante”, cioè spostata dalla sua posizione originale, e la sua origine è ancora incerta.

Le ipotesi scientifiche suggeriscono che queste sfere potrebbero essersi formate da concrezioni minerali in presenza di acqua, dal rapido raffreddamento della lava vulcanica o dalla condensazione della roccia vaporizzata dopo l’impatto di un meteorite.

Inoltre, Perseverance ha trovato in altre rocce, come Cheyava Falls e nella formazione Bright Angel, segni noti come “macchie di leopardo” e “semi di papavero”. Queste strutture, insieme alla presenza di minerali come la vivianite e la greigite, sono considerate possibili biofirme, ovvero indizi di antica attività biologica.

8 La cometa 3I/ATLAS

La cometa 3I/ATLAS è stata uno degli eventi più citati di quest’anno, perché presentava proprietà molto interessanti che inizialmente hanno scatenato voci su forme di vita aliene.

La cometa passerà senza rappresentare alcun pericolo. Durante il suo massimo avvicinamento, si troverà dall’altra parte del Sole, il che esclude qualsiasi rischio di impatto o perturbazione gravitazionale significativa sulla Terra o su altri pianeti.

3I/ATLAS è stata individuata il 1° luglio 2025 in Cile. La sua traiettoria iperbolica ha confermato la sua origine interstellare, rendendola il terzo oggetto di questo tipo identificato dopo 1I/‘Oumuamua e 2I/Borisov. A differenza dei suoi predecessori, questa cometa si distingue per le dimensioni e la massa del suo nucleo, nonché per i comportamenti che l’hanno resa uno degli oggetti più osservati dell’anno. Il nucleo di 3I/ATLAS ha un diametro stimato tra i 10 e i 30 chilometri, notevolmente maggiore di quello di altri visitatori interstellari conosciuti.

La cometa viaggia a una velocità superiore a 68 chilometri al secondo, pari a circa 245.000 chilometri all’ora. Questa velocità ha impedito qualsiasi tentativo di missione di incontro da parte dell’Agenzia Spaziale Europea, poiché la tecnologia attuale non consente di raggiungerla né di accompagnarne la traiettoria in modo sicuro.

9. La più grande fotocamera digitale mai costruita ha scoperto 2.000 asteroidi

Per molti scienziati, la notizia spaziale più rilevante dell’anno è stata la ricezione dei primi dati dal nuovo Osservatorio Vera Rubin. Utilizzando la più grande fotocamera digitale mai costruita, in sole 10 ore ha scoperto più di 2.000 asteroidi nel nostro sistema solare, sette dei quali erano vicini alla Terra.

L’Osservatorio Vera C. Rubin ha iniziato la sua attività con la diffusione delle sue prime immagini astronomiche il 23 giugno, segnando l’inizio di una nuova fase nell’osservazione dell’universo. Situato vicino a La Serena e Santiago, il centro si prepara a sviluppare il Legacy Survey of Space and Time (LSST), un progetto che cartografierà il cielo australe nei prossimi dieci anni, secondo quanto riportato dalla rivista IEEE Spectrum.

Le prime immagini pubblicate mostrano, tra gli altri oggetti, una sezione dell’ammasso della Vergine, dove si possono vedere galassie a spirale, sistemi in interazione e stelle della Via Lattea. L’immagine corrisponde solo al 2% del campo visivo di una singola ripresa. Un’altra delle immagini in primo piano ritrae le nebulose Trifida e Laguna, composta da 678 esposizioni accumulate in sette ore.

Queste osservazioni riflettono la capacità dell’osservatorio e il potenziale dei suoi contributi scientifici. Il telescopio principale, Simonyi Survey Telescope, si trova a 2.647 metri di altitudine e possiede uno specchio primario di 8,4 metri di diametro, costruito in un unico pezzo di vetro borosilicato. Grazie al suo design curvo, svolge la funzione di due specchi in uno.

La fotocamera dell’LSST, considerata la più grande mai costruita fino ad oggi, ha le dimensioni di una piccola automobile e pesa 2.800 chilogrammi. È dotata di 189 sensori CCD organizzati in 21 moduli, in grado di catturare immagini da 3,2 miliardi di pixel utilizzando sei filtri che coprono lunghezze d’onda dal vicino infrarosso all’ultravioletto. Il sistema di lettura elabora tutti i dati in soli due secondi.

10. Il megarazzo New Glenn di Jeff Bezos vuole fare la storia

A metà novembre di quest’anno, un’importante missione spaziale della NASA è partita alla volta di Marte a bordo del megarazzo New Glenn, sviluppato dalla società Blue Origin, di proprietà di Jeff Bezos.

La missione, denominata Escapade, ha l’obiettivo di inviare due sonde nell’atmosfera marziana per analizzare l’effetto delle radiazioni solari in quella regione e ottenere così dati utili per la creazione di una colonia umana permanente. Il progresso tecnologico, tuttavia, ha incontrato delle difficoltà.

Una forte tempesta solare che ha colpito la Terra ha costretto a rinviare il lancio delle navicelle, una situazione che ha evidenziato sia la dipendenza dalla tecnologia attuale sia il fragile equilibrio tra la ricerca scientifica e le condizioni del clima spaziale.

Le forme di vita sulla Terra e su Marte condividono un’origine comune?

La recente presentazione della NASA sulle potenziali prove di vita fossilizzata su Marte rinnova uno dei più grandi dibattiti scientifici: come e dove è nata la vita nel sistema solare.

Le scoperte invitano a considerare la possibilità che le forme di vita sulla Terra e su Marte abbiano un’origine comune, facilitata dallo scambio di materiale planetario attraverso i meteoriti, oppure che la vita sia emersa in modo indipendente su entrambi i corpi celesti.

La conferma di una qualsiasi di queste ipotesi implicherebbe che la vita potrebbe essere più comune nell’universo di quanto si pensi oggi.

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