Sebbene oggi i mandarini sembrino un elemento ovvio sugli scaffali dei negozi, la loro storia è iniziata lontano dall’Europa. Provengono dall’Asia, principalmente dalle zone dell’antica Cina e dintorni, da dove si sono gradualmente diffusi in altre regioni dal clima caldo. Con il tempo sono arrivate anche nei paesi del bacino del Mediterraneo, dove ancora oggi vengono coltivate in massa: è proprio da lì che provengono la maggior parte dei mandarini che acquistiamo in inverno. Cosa ci spinge a consumarli così volentieri? I mandarini non hanno solo un sapore dolce e un aroma gradevole, ma contengono anche una buona dose di sostanze nutritive. La loro polpa succosa contiene soprattutto vitamina C e composti vegetali con proprietà antiossidanti, oltre a potassio, piccole quantità di vitamine del gruppo B e fibre che favoriscono la digestione. A ciò si aggiungono gli oli essenziali presenti nella buccia, responsabili del caratteristico profumo e uno dei motivi per cui i mandarini sono associati alla “freschezza”.
I mandarini devono essere lavati?

I mandarini meritano sicuramente di essere lavati, anche se la maggior parte di noi mangia solo la polpa. La buccia entra in contatto con la polvere, i mezzi di trasporto, i magazzini e le mani di molte persone, e può essere ricoperta da residui di prodotti fitosanitari o da uno strato di cera che protegge il frutto. La cosa più importante, però, è ciò che accade al momento della sbucciatura: lo sporco e i residui chimici presenti sulla superficie passano facilmente dalle dita alle particelle che finiscono in bocca.
Non si tratta solo di teoria. In uno studio triennale condotto da scienziati turchi, spagnoli e colombiani, i cui risultati sono stati pubblicati nel 2023 sulla rivista “Molecules”, sono stati analizzati 226 campioni di mandarini satsuma raccolti tra il 2019 e il 2021. I frutti sono stati esaminati interi, senza essere stati lavati o sbucciati, e in oltre il 91% dei campioni sono stati rilevati residui di almeno un pesticida, e in alcuni casi di più pesticidi contemporaneamente.
I ricercatori hanno sottolineato che le sostanze protettive si accumulano principalmente sulla superficie del frutto, cioè sulla buccia. Hanno fatto notare che durante la sbucciatura possono facilmente trasferirsi sulle mani e sulle unghie e poi sulla polpa stessa.
La buona notizia è che i mandarini non devono necessariamente rappresentare un pericolo per la salute se si rispettano le norme igieniche di base. Una semplice abitudine – sciacquare il frutto sotto l’acqua corrente e strofinare brevemente la buccia con la mano (o con una spazzola morbida), quindi asciugarlo – riduce significativamente il rischio di trasferire i residui dalla buccia alle mani e alle particelle.
Si tratta di un piccolo accorgimento che non altera il sapore del mandarino e può migliorare concretamente la sicurezza alimentare, soprattutto quando si somministrano questi frutti ai bambini.
