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Cinque progressi scientifici del 2025 che hanno fornito nuove prospettive sul cervello umano

Nel corso del 2025, la scienza ha compiuto progressi significativi nello studio del cervello umano, fornendo nuove prospettive sulla memoria, la percezione, la rigenerazione neuronale e la ricerca biomedica.

1. La persistenza dei primi ricordi

Ricerche recenti hanno confermato che l’ippocampo infantile ha la capacità di creare e immagazzinare ricordi a partire dal primo anno di vita, anche se questi rimangono inaccessibili in età adulta. Grazie all’uso della risonanza magnetica funzionale nei neonati, gli scienziati hanno osservato che alcune esperienze precoci generano modelli di attività cerebrale che potrebbero lasciare tracce durature.

Queste prove suggeriscono che la cosiddetta amnesia infantile non è dovuta solo all’incapacità di formare ricordi, ma alla difficoltà di accedervi nel tempo. La scoperta solleva nuove domande sulla durata e la natura di questi ricordi e offre indizi per comprendere l’acquisizione del linguaggio e i disturbi dello sviluppo.

2. Il “contatore interno” per misurare distanze e tempi

Uno studio del Max Planck Institute for Neuroscience in Florida ha dimostrato che il cervello è in grado di calcolare le distanze e i tempi percorsi anche in assenza totale di segnali sensoriali esterni. Analizzando l’attività dei neuroni nell’ippocampo dei topi in ambienti virtuali privi di stimoli visivi, uditivi o olfattivi, i ricercatori hanno scoperto che esiste un “registro interno” basato su modelli opposti di attivazione neuronale.

Questo sistema consente agli organismi di orientarsi e stimare i percorsi solo sulla base del proprio movimento. Il progresso è rilevante per la medicina, poiché la disorientazione spaziale è uno dei primi sintomi dell’Alzheimer. Comprendere questo meccanismo apre nuove possibilità per la diagnosi precoce e lo sviluppo di terapie preventive.

3. Il fondamento biologico della bellezza visiva

Gli scienziati dell’Università di Toronto hanno identificato che il cervello umano preferisce immagini che può elaborare in modo efficiente, il che implica un minor dispendio energetico.

Utilizzando modelli computazionali e tecniche di neuroimaging, hanno dimostrato che gli stimoli visivi che bilanciano novità e semplicità generano una risposta più piacevole e meno impegnativa per il sistema visivo. Questa tendenza risponde a una strategia evolutiva volta a ottimizzare le risorse ed evitare l’affaticamento cerebrale. La scoperta ridefinisce la percezione della bellezza, dimostrando che essa non dipende solo da fattori culturali, ma anche dall’economia energetica interna del cervello.

4. Contrasti tra il cervello vivo e quello post mortem

Il Progetto Cervello Vivo, promosso dal Monte Sinai Hospital di New York, ha rivelato profonde differenze tra il tessuto cerebrale vivo e quello post mortem. Oltre il 60% delle proteine e il 95% delle trascrizioni di RNA presentano variazioni significative dopo la morte, il che limita la validità delle ricerche basate esclusivamente su campioni post mortem.

L’analisi del tessuto cerebrale vivo consente di osservare in tempo reale le risposte cellulari agli stimoli e ai trattamenti, aprendo la strada allo sviluppo di biobanche viventi e terapie personalizzate per le malattie neurologiche. Questa scoperta ridefinisce i metodi e i limiti della ricerca neuroscientifica.

5. Neurogenesi negli adulti

Nel 2025, l’Istituto Karolinska in Svezia ha confermato che il cervello umano adulto continua a generare nuovi neuroni in regioni chiave come l’ippocampo, responsabile della memoria, dell’apprendimento e delle emozioni. Grazie a tecniche avanzate di sequenziamento e analisi molecolare, sono state identificate cellule progenitrici neuronali attive in persone fino a settantotto anni.

Questa scoperta dimostra che la plasticità cerebrale persiste per tutta la vita e che la capacità di rigenerare i neuroni varia in base a fattori genetici e ambientali. Questo progresso apre prospettive promettenti per lo sviluppo di trattamenti mirati alle malattie neurodegenerative e ai disturbi mentali, stimolando la formazione di nuovi neuroni nei pazienti vulnerabili.

Queste scoperte consolidano l’immagine del cervello umano come un organo dinamico, in grado di adattarsi, rinnovarsi e riorganizzarsi di fronte alle sfide dell’ambiente nel corso della vita.

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