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Cenere di camino: il fertilizzante naturale che la maggior parte dei giardinieri usa in modo errato nel giardino

Riciclare la cenere del camino come fertilizzante naturale è un’idea allettante e sempre più popolare tra i giardinieri attenti a limitare i rifiuti. Ricca di potassio, calcio e fosforo, la cenere è infatti un ammendante gratuito, ideale per stimolare la produzione di frutti o correggere l’acidità del terreno. Ma attenzione: se utilizzata in quantità eccessive, può fare più male che bene. La maggior parte degli errori deriva da un eccesso di entusiasmo e da una mancanza di conoscenza delle reali esigenze delle piante.

Troppa cenere… e il terreno diventa squilibrato

L’errore più comune consiste nello spargere uno spesso strato di cenere direttamente sulle aiuole o ai piedi degli alberi, pensando di dare una spinta alle colture. In realtà, questo gesto può:

  • Aumentare notevolmente il pH del terreno (troppo basico, diventa inadatto ad alcune piante);
  • Bruciare le radici giovani, soprattutto in primavera;
  • Bloccare l’assorbimento di alcuni nutrienti, in particolare ferro e magnesio.

In eccesso, la cenere altera l’equilibrio del terreno. Deve quindi essere utilizzata con parsimonia, come ammendante occasionale e non come concime di fondo.

Usi corretti: piccole dosi e terreni ben mirati

La cenere di legno può essere molto benefica, a condizione che venga utilizzata correttamente.

  • Tipo di terreno: sono particolarmente utili sui terreni acidi, dove consentono di aumentare gradualmente il pH;
  • Quantità ragionevole: si consiglia una manciata per 1 m², non di più, da interrare leggermente nel terreno o da diluire nel compost;
  • Piante adatte: alberi da frutto, ortaggi a radice (patate, barbabietole), piante che richiedono molto potassio come i pomodori.

Importante: la cenere di legno trattato, di carbone o sporca (grassi, plastica) è da evitare, poiché può contenere sostanze tossiche per il terreno.

Compost, orto, frutteto: dove e come integrarla correttamente?

  • Nel compost: le ceneri possono essere aggiunte in piccole quantità per arricchire la miscela, ma non più di una manciata per strato di materia organica;
  • Ai piedi degli alberi da frutto: all’inizio della primavera, uno strato sottile sparso e poi innaffiato può stimolare la fruttificazione;
  • Nell’orto: da integrare nel terreno alla fine dell’inverno, prima della semina, solo sugli appezzamenti che ne hanno bisogno.

Il buon riflesso: se possibile, effettuare un’analisi del pH del terreno o osservare i segni di carenza o acidità (muschio, crescita rallentata…).

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