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Boom dei metalli preziosi: oro e argento battono record storici spinti dalle tensioni geopolitiche

Venerdì scorso l’argento ha raggiunto i 75 dollari l’oncia per la prima volta nella sua storia, in una giornata in cui anche l’oro e il platino hanno toccato livelli record, spinti da scommesse speculative, aspettative di nuovi tagli dei tassi negli Stati Uniti e dall’inasprirsi delle tensioni geopolitiche. L’oro spot avanza dello 0,8% a 4.522,89 dollari l’oncia, dopo aver toccato un picco giornaliero di 4.530,60 dollari. I futures sul metallo con consegna a febbraio sono saliti dello 0,9% a 4.545,10 dollari. Da parte sua, l’argento spot è salito del 4,4% a 75,02 dollari l’oncia, dopo aver registrato un massimo storico di 75,14 dollari.

Oro e argento in rally storico: il 2025 incorona i metalli preziosi protagonisti dei mercati

L’oro ha registrato un forte rialzo quest’anno, con il suo maggiore aumento annuale dal 1979. Il rialzo è dovuto all’allentamento monetario della Federal Reserve (Fed), all’incertezza geopolitica, alla domanda sostenuta delle banche centrali, alla crescita delle partecipazioni in ETF e al processo di de-dollarizzazione globale.

L’argento ha ampiamente superato l’oro in termini di redditività: ha accumulato un balzo del 158% da inizio anno, contro un guadagno del 72% del metallo giallo. I deficit strutturali dell’offerta, la sua inclusione nell’elenco dei minerali critici degli Stati Uniti e la forte domanda industriale spiegano la sua performance.

Dato che gli operatori prevedono due tagli dei tassi negli Stati Uniti per il prossimo anno, gli asset che non pagano interessi come l’oro continuerebbero a essere ben posizionati in un contesto di politica monetaria accomodante.

I metalli utilizzati nella produzione di catalizzatori per automobili hanno raggiunto prezzi storici, come il platino e il palladio.

Il Venezuela al centro del conflitto

Secondo gli analisti, l’oro e l’argento hanno beneficiato del rischio geopolitico scatenato dalle tensioni tra Stati Uniti e Venezuela. Negli ultimi mesi Washington ha dispiegato un importante dispositivo militare nei Caraibi e ha istituito un blocco navale petrolifero contro Caracas, che accusa di finanziare il “narcoterrorismo”. Il Venezuela, dal canto suo, denuncia un tentativo di rovesciare il presidente Nicolás Maduro e di sottrargli le sue ricchezze.

Il dollaro e i titoli del Tesoro statunitense, che tradizionalmente competono con i metalli preziosi come beni rifugio, hanno perso attrattiva quest’anno. L’incertezza legata alla presidenza di Donald Trump ha contribuito in larga misura a questo indebolimento, rafforzato ultimamente dalla prospettiva di nuovi tagli dei tassi da parte della Fed, che ridurrebbero l’incentivo al biglietto verde.

Gli investitori guardano con preoccupazione anche al debito pubblico delle grandi economie e a una possibile bolla nel settore dell’intelligenza artificiale. Tutte queste incognite spingono non solo l’oro e l’argento, ma anche altri metalli, poiché molti ritengono prudente diversificare i propri portafogli.

Anche il platino e il palladio brillano

Il platino spot è balzato del 5,35% a 2.384,85 dollari l’oncia, dopo aver toccato un massimo storico di 2.448,25 dollari, mentre il palladio ha guadagnato il 6,26% a 1.833,07 dollari, dopo aver raggiunto nella sessione precedente un picco di tre anni. Tutti i metalli preziosi erano sulla buona strada per registrare guadagni settimanali.

Il platino e il palladio, utilizzati nei catalizzatori automobilistici, si sono rivalutati a causa della scarsità dell’offerta, dell’incertezza tariffaria e della rotazione della domanda di investimento dall’oro. Il platino ha accumulato un aumento del 160% e il palladio di oltre il 90% da inizio anno.

Anche il rame ha superato una soglia storica, superando i 12.000 dollari la tonnellata. Questo metallo, come il platino, è stato spinto dal timore dei dazi statunitensi, che finora sono stati evitati.

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